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Vediamo grosse aziende in gravissima difficoltà, senza aiuto né dallo Stato né dalle banche, che hanno chiuso i rubinetti... Ci sono gruppi italiani, ad esempio le cementerie, per cui la mia azienda lavora, che stanno chiudendo i propri stabilimenti in molte regioni, con la conseguenza che nel trasporto merci aumenta il lungo raggio. Per noi piccoli autotrasportatori diventa difficile organizzarsi per servire queste imprese, perché la chiusura degli stabilimenti locali ci costringe a restare fuori casa 3-4 giorni alla settimana. Se poi contiamo che sul corto raggio operiamo perlopiù con lo stoccaggio per qualche grande azienda, il risultato è che con il nostro lavoro riusciamo a malapena a sopravvivere, non certo ad arricchirci! Penso al nostro bilancio 2012. Pur avendo lavorato bene, gli utili sono calati del 20% rispetto agli anni precedenti. Il motivo? Sono aumentate di molto le spese, dai pedaggi autostradali alle gomme al gasolio, ecc. E a ciò si aggiunge la difficoltà delle aziende a pagarci! Perlomeno, la nostra committenza di grandi industrie è molto attenta al rispetto dei costi minimi, ma fra le piccole e medie aziende produttrici c’è una vera e propria guerra dei prezzi: le piccole imprese, molto più interessate al risparmio nel trasporto delle proprie merci, si rivolgono all’autotrasportatore che offre il servizio a minor prezzo, anche a discapito della qualità. Ci vuole l’intervento delle istituzioni. Il che non significa creare nuovi organismi, come l’Autorità dei trasporti! Bastano gli organi esistenti e occorre coinvolgere le aziende di autotrasporto grandi e piccole a livello associativo perché con le istituzioni valutino se un certo prezzo sia o meno adeguato ad ogni specifico tipo di trasporto. Vorrei anche che gli organi di controllo fossero più attenti, che le forze dell’ordine controllassero quelle aziende di trasporto che lavorano pur senza fare la dovuta manutenzione dei mezzi in officina, con tutti i rischi conseguenti per la sicurezza. |







