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Green New Deal: accelerare la transizione della mobilità PDF Stampa E-mail
Mondo TN
2020
25
Aprile

L’attuale crisi sanitaria provocata dalla diffusione pandemica del Covid-19 mostra chiaramente che l’attuale sistema di sviluppo economico non funziona e che crisi come queste potrebbero ripetersi se non eradichiamo la causa prima della diffusione di virus come il Covid-19.

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La perdita di biodiversità e la distruzione di habitat naturali, causate del nostro modello di produzione e consumo, contribuiscono infatti alla diffusione delle malattie infettive e in particolare delle zoonosi, cioè delle malattie trasmesse dagli animali all’uomo. La diffusione esponenziale dell’allevamento industriale, ad esempio, erodendo gli habitat naturali della fauna selvatica, ha aumentato le possibilità di contatto tra bestiame e animali selvatici, facendo così esplodere il rischio di trasmissione delle malattie originate da questi ultimi.

Se non agiamo al più presto per arrestare la perdita di biodiversità ci condanniamo a continuare a combattere guerre contro virus che abbiamo noi stessi contribuito a diffondere.

Il Covid-19 si è anche rivelato particolarmente pericoloso proprio in zone ad alto tasso di inquinamento come nella Pianura Padana. Un recente studio scientifico della Società italiana di medicina ambientale (Sima) dimostra come elevati livelli di particolato in atmosfera possano aumentare la diffusione del Coronavirus proprio fungendo da vettori di trasporto e diffusione dei virus. Inoltre, il particolato permetterebbe al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per diverse ore o addirittura giorni.

Non bisogna poi dimenticare che l’inquinamento atmosferico causa ipertensione, diabete e malattie respiratorie, tutte condizioni che aumentano la mortalità del virus. È pertanto fondamentale adottare misure concrete per ridurre l’inquinamento atmosferico a partire dalla promozione del trasporto pubblico, dei veicoli puliti, della mobilità ciclistica, e delle aree pedonali. Bisognerebbe disincentivare il trasporto aereo e potenziare quello ferroviario (ad eccezione di progetti infrastrutturali ad alto impatto ambientale, inutili e costosi come il TAV), eliminare le esenzioni al kerosene e vietare la commercializzazione di veicoli diesel e benzina dal 2035. Il trasporto è una delle principali cause dell’inquinamento atmosferico ed è anche l’unico settore in cui le emissioni di gas a effetto serra continuano ad aumentare.

Nella recente comunicazione sul Green Deal Europeo pubblicata dalla Commissione Europea, l’UE si impegna ad accelerare la transizione verso una mobilità sostenibile e a zero emissioni. Per poter raggiungere l’obiettivo di emissioni nette pari a zero entro il 2050 è necessario ridurre le emissioni climalteranti prodotte dai trasporti del 90 % entro il 2050.

Per questo motivo, in una recente lettera che ho inviato al Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, insieme ad altri colleghi, ho chiesto di non rallentare il raggiungimento degli obiettivi climatici e di non soccombere alle richieste di quei settori industriali che vogliono approfittare dell’attuale emergenza sanitaria per ritardare quel cambiamento necessario che serve al nostro pianeta e alla nostra società.

Trovo sconcertante che l’industria automobilistica chieda di dilazionare gli obiettivi di riduzione delle emissioni delle auto e, già prima della pandemia, il Ministro tedesco dell’Economia aveva fatto una tale richiesta, da me denunciata in una lettera alla Commissione Europea, a dimostrazione che il settore non si è mai veramente impegnato a diventare più sostenibile e trova ora la scusa del Covid-19 per fare i propri interessi a scapito dell’ambiente e della salute dei cittadini.

La transizione verso una mobilità elettrica e pulita è inevitabile. Dobbiamo stimolare la domanda di auto a emissioni zero e il passaggio ad una sharing economy in cui i produttori di auto non sono solo responsabili della vendita dei loro prodotti ma rimangono responsabili durante il loro intero ciclo di vita.

Per superare questa crisi abbiamo bisogno non solo di nuovi strumenti di finanziamento europei, come gli Eurobond, con i quali supportare il Green Deal europeo e la transizione verso un’economia circolare ma anche di reindirizzare i tutti i fondi europei destinati a progetti che risultano antitetici a questo obiettivo, come quelli legati alle fonti fossili e al TAV.

Articolo di Eleonora Evi tratto dal TN 2/2020 anno XXII

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